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Depressione: un male antico

Il termine depressione è stato utilizzato in psicopatologia per la prima volta dallo psichiatra Mayer negli anni 20 del secolo scorso, per quanto già un altro psichiatra, il francese Esquirol, nel 1846 descriveva un suo paziente con queste parole: “Appare afflitto da un torpore che impedisce di pensare, una lassità generale che impedisce di agire, abbandona le occupazioni, trascura la famiglia e il lavoro, è indifferente agli affetti, matura idee nere; disperato per la propria nullità che è convinto di non poter superare, desidera la morte".

Nel corso del Novecento eminenti psicoanalisti e psichiatri hanno osservato e descritto diverse aspetti della depressione. Giusto per citarne alcuni, possiamo dire che si è parlato di “depressione endogena” con Freud, di “depressione reattiva” con Bleuler, di “posizione depressiva” con la Klein, di “depressione anaclitica” con Spitz. I singoli aspetti sui quali si sono soffermati i vari ricercatori sono successivamente confluiti nell’attuale definizione di depressione fornitaci dal Dsm IV, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali più diffuso al mondo.
psicoterapia

Piccoli passi nel vostro mondo

Quando incontro una persona che si rivolge a me in quanto psicoterapeuta mi considero un invitato.
L'atteggiamento iniziale che cerco di adottare è quello di "bussare alla porta", di "suonare il campanello" della mente e del cuore della persona che ho di fronte lasciandole la libertà di aprirmi e decidere quale "stanza" farmi vedere.
Quando invitiamo uno sconosciuto a casa generalmente lo accogliamo nel salotto o genericamente nell'"area giorno", lo facciamo sedere, gli offriamo un drink, scambiamo quattro chiacchiere, ci sveliamo quel tanto che riteniamo opportuno.
Qualcosa di simile avviene anche nei primi incontri psicologo-persona.
terapie e trattamenti

Scoprire noi stessi

Nei primi contatti è necessario gettare delle fondamenta di solida fiducia per aver poi il permesso di abbattere qualche "muro", cioè la resistenza al cambiamento che si manifesta per paura di percorrere strade ignote, perché comporta sofferenza, perché ci sono dei "vantaggi secondari" a cui è difficile rinunciare.
A volte per esempio una depressione si mantiene perché è un modo per avere l'attenzione delle persone con cui si vive, un disturbo alimentare potrebbe essere la maschera per nascondere la faccia impaurita di una ragazza che ha timore di affrontare la responsabilità della crescita e probabilmente la manifestazione dei sintomi è il male minore.
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